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Riflessioni: il senso dei laboratori teatrali

I bambini oggi non sanno più come si fa a salire sugli alberi. Non riescono, hanno paura, non sanno dove tenersi e non ne comprendono molto nemmeno il bisogno. Usano uno smartphone perfettamente, ma non riescono a stare in equilibrio sopra un muretto, ammesso che ce la facciano ad arrampicarvicisi. Quando arrivano alla pubertà hanno problemi col proprio corpo, non lo conoscono, non lo ascoltano, lo rifiutano. È colpa della modernità? È colpa della città per come è costruita, della sua assenza di spazi aggregativi all’aperto, oppure della scuola e della sua ridicola struttura che costringe a stare seduti per ore e ore ogni giorno, o dell’assenza di contatto con la natura e dei genitori incapaci di far fronte ai bisogni di un bambino? Ognuno tragga le proprie conclusioni.
Ma se la nostra vita, fin da piccoli, fosse un training permanente di prove fisiche, sensazioni, emozioni, giochi, scoperte, contatto con la natura e gli altri esseri viventi, in un clima di serenità e sincerità totale, non ci sarebbe bisogno di scuole, nemmeno di quelle teatrali, e non ci sarebbe bisogno di laboratori per insegnare all’attore a muoversi in scena, a relazionarsi con i compagni, a scandire le parole, a cantare, non ci sarebbe bisogno di dire all’attore: “sei falso”. Allora non servirebbe nemmeno il teatro, per come viene visto oggi, uno strumento che va via via perdendo la sua antica valenza.

Sarebbero allora finalmente tutti attori, come diceva Gurdjieff:
“Per essere un vero attore, bisogna essere un vero uomo. Un vero uomo può essere un attore e un vero attore può essere un uomo. Tutti dovrebbero cercare di essere attori. È una meta molto elevata. La meta di ogni religione, di ogni conoscenza, è di essere attori. Ma oggi sono tutti «attori».” ¹

Il problema non è che non esistono gli attori, il problema è che non esistono gli Uomini, con la maiuscola. Quindi una scuola di recitazione oggi non deve solamente insegnare la tecnica della recitazione, deve insegnare di pari passo, ammesso che possa, la tecnica della vita.

 

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¹ Georges Ivanovich Gurdjieff,“Vedute sul mondo reale”, New York, 16 marzo 1924

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