Francesca Tarantino intervista Mateo Çili

Questa è la prima parte di una serie di domande che Francesca Tarantino, attrice di Zahr Teatër, rivolge a Mateo Çili, regista e pedagogo della Scuola Sperimentale di Teatro.

 

1. Cosa differenzia Zahr Teatër da altre realtà di Accademie private a Milano?

Zahr Teatër è una scuola professionale: vuole dare subito gli strumenti per poter affrontare la scena nella sua pratica, ecco perché ci poniamo l’obiettivo di fare uno spettacolo al mese: imparare le cose nella pratica deve essere una prerogativa di qualunque scuola. Zahr Teatër non è però solo una scuola professionale, tenta anche di formare attori consapevoli di loro stessi e del loro posto nel mondo.

2. È importante fare pedagogia oggi?

Posso rispondere solamente per quel che riguarda il sottoscritto: per me la pedagogia è essenziale, poiché solo trasmettendo la conoscenza si ha la spinta a comprenderla più a fondo, e comprendere anche come trasmetterla in maniera più efficace. Poi, se il sapere rimane prerogativa di pochi, lo sviluppo della conoscenza resta limitato, ecco perché il sapere deve essere trasmesso a quante più persone, per aumentare la possibilità di trovare quelle che di questo sapere riusciranno a fare buon uso e allontanare quelle che non lo comprenderanno o saranno troppo pigre per imparare.

3. Come vedi la relazione fra pedagogia e creazione artistica ai fini dello spettacolo?

Nella nostra scuola è essenziale fare pedagogia usando degli esempi pratici, in questo senso non è possibile dividere la pedagogia dallo spettacolo poiché quest’ultimo è l’esempio pratico per eccellenza per verificare e sperimentare se i princìpi di scuola che studiamo funzionano o meno.

4. Ti interessa sperimentare linguaggi non tradizionali di comprensione razionale  (incipit>sviluppo>finale) magari non conformi a ciò che il pubblico apprezza e comprende?

Credo che per il momento non vada intaccata la struttura narrativa “classica” degli spettacoli, anche perché è il cinema a essere ben specializzato nel fare questo genere di cose; bensì va sfruttata la struttura come una base solida per costruire un contenuto che possa venire veicolato in maniera quanto più profonda possibile. Agire sulla struttura in modi pittoreschi significa per noi perdere di vista l’obiettivo più importante di uno spettacolo: il suo contenuto narrativo.

Se sì in quale spettacolo pensi di avere sperimentato di più a livello di linguaggio?

Se con questa domanda si intende in generale quale spettacolo è stato incentrato più sulla forma, direi sicuramente “Osteria ai 4/4”, uno spettacolo basato esclusivamente sul puro ritmo musicale come principio guida della scena.

5. Definiresti Zahr Teatër un teatro-laboratorio? Perché?

Sicuramente sì, un teatro-laboratorio è un teatro che sperimenta, come in un laboratorio scientifico, non ha certezze inviolabili ma cerca sempre nuovi modi per arrivare a esprimere ciò che ha da dire attraverso i propri spettacoli, studiando maniere sempre più efficaci per poter comunicare. Ciascun teatro dovrebbe essere un teatro-laboratorio.

6. Ma non credi che se un teatro si concentra troppo sul fatto che il pubblico comprenda o meno un certo messaggio rischia di non proporre mai nuove visioni e quindi nuovi linguaggi?

Qualcuno una volta disse: non c’è niente di più vecchio della novità. Non abbiamo bisogno di un nuovo linguaggio, ma di essere capaci di sfruttare appieno quello che già abbiamo. Ecco perché non credo molto nelle cosiddette “operazioni” e a una certa ricerca di forma. L’incapacità di riuscire a comunicare non ci deve far imparare una lingua terza fatta di nulla, ma portarci a indagare sul perché non riusciamo a comprenderci con il linguaggio che già abbiamo. Perché altrimenti sarebbe come fare la corsa per colonizzare Marte invece di scoprire e avere cura del pianeta in cui viviamo adesso.

7. In cosa consiste la ricerca artistica degli spettacoli di Zahr Teatër?

La ricerca artistica va di pari passo con la ricerca tecnica: è importante sia il “cosa dire”, sia il “come dirlo”, poiché il secondo influenza irrimediabilmente la fruizione e la comprensione del primo. Marshall McLuhan diceva “il medium è il messaggio”. La ricerca artistica quindi consiste nel trovare un modo poetico ma comprensibile di dire quello che si ha da dire, attraverso una molteplicità di livelli di comprensione, non tradendo i presupposti del nostro essere teatro popolare.

8. Perché hai scelto di chiamare questa scuola sperimentale?

Perché una scuola di teatro non dovrebbe avere troppe certezze: se una scuola di teatro nata da poco ha già un suo metodo dal quale non si discosta, semplicemente non progredisce, non fa ricerca di metodi migliori, diversi e più efficaci per indagare e trasmettere i princìpi della recitazione, e una scuola che parte già con un’idea fissa è una contraddizione in termini. Noi stiamo studiando i metodi migliori per costruire e trasmettere il (nostro) sapere teatrale, per fare questo andiamo in una direzione e se vediamo che è una strada senza uscita, siamo pronti a cercare da un’altra parte.

9. Spiega l’espressione “teatro popolare di ricerca”

Zahr Teatër prende molto dal teatro popolare, ossia la sua immediatezza, la sua urgenza nel raccontare storie universali con pochissimi mezzi a disposizione, ma nel contempo ri-cerca nei modi, una poesia altra, che possa comunicare anche a un livello più alto senza snaturare l’idea di un teatro per il popolo: semplicemente offrendo una chiave di lettura ulteriore, uno strato più profondo di senso. Non bisogna mai sottovalutare il pubblico offrendogli uno spettacolo fatto di comprensione univoca, perché semplicemente sarà noioso da vedere.

10. Puoi fare un esempio per spiegare cosa intendi per “comprensione univoca”?

La comprensione oggettiva di una scena si ottiene quando ciascuno vede la stessa identica cosa in ciò che osserva, attribuendole lo stesso significato, e tutti sono concordi su ciò che hanno visto.

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