Chi dorme, e non solo a teatro, sa bene per esperienza personale che durante la notte ci possono essere molti stimoli esterni o interni all’organismo. La nostra mente li rielabora facendone parte integrante dei sogni, nell’ordine in cui il sonno procede.

Una delle tante teorie sulla funzione dei sogni, suggerisce appunto che essi siano il risultato del nostro cervello che cerca di interpretare gli stimoli interni ed esterni durante il sonno. Per esempio, il suono della radio può essere incorporato nel contenuto di un sogno. Oppure, se ho sete  sognerò qualcosa che ha a che fare con quella sensazione;
In questi due esempi, comuni a tutti, sia che lo stimolo si crei all’interno dell’organismo, sia che si crei all’esterno di esso, possiamo notare un’analogia molto utile per comprendere i meccanismi della recitazione.
Ovvero, incorporiamo nel sogno degli stimoli, i quali hanno avuto origine all’esterno del sogno. Il provare sete è uno stimolo fisico e fisiologico interno all’organismo. Il suono della radio invece è uno stimolo esterno all’organismo ma capace di raggiungere uno dei cinque sensi, in questo caso l’udito. Entrambi però derivano non dalla nostra mente, ma dai nostri sensi. Li chiameremo quindi stimoli sensoriali.

Questi stimoli vengono elaborati dal cervello che modifica il sogno per farlo aderire a essi. In altre parole, il nostro cervello sta creando delle associazioni mentali a partire da stimoli sensoriali. Queste associazioni sono appunto i sogni.
La recitazione si basa sullo stesso meccanismo col quale operano i sogni quando elaborano stimoli sensoriali. Dall’esterno all’interno. E’ il avere sete che mi fa sognare un fiume. E’ il suono di una musica jazz che mi fa sognare un concerto.
La recitazione, come il sogno, si nutre di stimoli fisici e sensoriali per creare delle associazioni coerenti in noi e in quello che stiamo facendo.

Provate semplicemente questo esperimento: stendete la vostra mano, come se voleste prendere qualcosa nell’aria, e ora optate per due varianti.
Prima prendete qualcosa solamente con due dita. Che associazione vi suggerisce questa azione? Qualcosa di piccolo? Molto probabilmente. Di delicato? Anche. Cos’è? Per ciascuno sarà qualcosa di diverso.
Ora fate lo stesso, ma afferrate la cosa immaginaria con tutta la mano aperta. In questo caso l’associazione sarà con qualcosa di più grande. Anche se non sapete con chiarezza cosa sia, sicuramente nel primo caso è qualcosa di piccolo, nel secondo caso qualcosa di grande.
Lo stesso accade nella mente di uno spettatore mentre guarda queste azioni: non sa esattamente cosa stiate prendendo, quindi la sua mente inizia a unire i puntini. Dovrà trovare una logica, una coerenza in quello che state facendo. Come la mente dello spettatore, anche quella dell’attore cerca questa coerenza, l’associazione mentale che si adegui alla propria azione fisica.

La recitazione teatrale è questo: un sogno continuamente alimentato da stimoli sensoriali creati dalle azioni dell’attore, per influenzare volontariamente la propria percezione, quindi quella dello spettatore. Dall’esterno all’interno.

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